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30 giugno 2010

Abito nuovo per lo yuan e la Cina diventerà una superpotenza.

La Cina ha deciso che lo yuan sarÓ pi¨ flessibile. Tutti plaudono e l’economia globale ripartirÓ.

Chinatown a New York
Chinatown a New York

Rivalutare lo yuan significa trasformare la grande fabbrica del mondo cinese, con i suoi operai a basso costo pari a un miliardo di unità, in consumatori. Il mercato cinese è in contrazione continua, dovuto al fatto che i loro prodotti non si vendono più facilmente sui mercati ormai saturi europei e americani, ma per continuare a favorire le esportazioni a basso costo, Pechino tiene artificialmente basso il valore dello yuan.

Le aziende occidentali, che lavorano per una ricerca di nuovi prodotti di qualità, oppresse dalla crisi globale, troverebbero spazio e convenienza per un mercato tutto da riconquistare. Pechino in passato non ha mai ceduto a pressioni occidentali in ogni campo, dall’economia alle relazioni internazionali e umanitarie, proseguendo per la propria strada e con i loro tempi.

La Cina relazionandosi quotidianamente con la realtà occidentale, alla vigilia del vertice G20 a Toronto per il 26 giugno, con la People’s Bank of China si porta a sbilanciarsi.

Del resto questo paese detiene 900 miliardi di dollari del debito pubblico USA (oltre il 45%) e numerose quote di obbligazioni di altri paesi. Pechino quindi ha interesse a sedersi in pieni poteri al tavolo dei bottoni dell’economia mondiale.

ivalutare la moneta cinese per una moneta convertibile è un mezzo che porterebbe la Cina a una superpotenza del 21 esimo secolo. In questi nuovi equilibri mondiali l’Europa, spinta per necessità, si colloca nel gioco di una nuova economia ai margini. Obama rimprovera la Cancelliera tedesca Merkel e ai leader europei sulla loro politica restrittiva che uccidono la ripresa e riaprono fasi recessive, ma gli Europei rispondono che difendere l’euro è necessario perché attaccato dai mercati e per il pesante debito dei paesi dell’Ue.

Eppure negli ultimi 5 anni il dollaro, la sterlina e la moneta cinese si sono svalutati progressivamente rispetto all’euro, ma hanno puntato sull’esportazione.
L’Europa è frenata perché non c’è e si teme il debito della Grecia e la Spagna ammonita. Il fatto è che l’euro c’è ma potrebbe crollare con molta facilità. La Banca centrale difende il valore dell’euro e controlla l’inflazione, ma c’è bisogno di strategie per una nuova politica Europea.

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